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CMC, il giudice dà via libera al concordato preventivo

Cmc può gettare le basi per la continuità della propria attività aziendale: ieri pomeriggio il Tribunale di Ravenna ha ammesso la cooperativa alla procedura di concordato preventivo. «Si tratta di un passo molto importante ai fini dell’implementazione del Piano – è l’immediato commento che giunge da CMC – che attesta la validità della strada intrapresa e delle azioni messe in campo fino a questo momento».

 

«È una decisione molto importante per il futuro della cooperativa – commenta Legacoop Emilia-Romagna con un tweet –. La decisione del giudice Alessandro Farolfi certifica la correttezza del piano preparato dagli advisor e condiviso dai soci. Ci auguriam che anche i prossimi passaggi si risolvano positivamente e che un patrimonio tanto importante di competenze possa venire salvaguardato e rilanciato».

 

Il Tribunale ha valutato percorribile il piano presentato dalla società che prevede la continuità aziendale della cooperativa e la soddisfazione integrale dei creditori in prededuzione, di quelli privilegiati e dei fornitori strategici, ma anche la soddisfazione parziale e non monetaria degli altri creditori chirografari con l’attribuzione di strumenti finanziati partecipativi. Queste le basi del piano concordatario che era stato preparato dagli advisor (Mediobanca e lo studio Trombone con lo studio del professor Andrea Zoppini e l’avvocato Fabrizio Corsini come consulenti legali) e che era stato presentato il 30 marzo scorso ad una affollata assemblea dei soci che si tenne all’hotel Mattei: l’ approvazione fu unanime. Ora il passaggio più delicato, dove risulterà fondamentale il ruolo dei bondholder. Si tratta dell’adunanza dei creditori, che dovranno votare e accettare il piano.

 

Come previsto dal concordato, entro 90 giorni saranno emessi da Cmc strumenti finanziari partecipativi (Sfp), dotati di diritti patrimoniali e amministrativi. Questi serviranno a soddisfare i creditori chirografari non classificati come fornitori strategici. Saranno così assorbiti i flussi netti generati dalla Società negli anni 2020e 2021, e a seguire (dal 2022 e fino al 2030),i suddetti flussi saranno destinati alle distribuzioni di dividendi e riserve attribuite ai titolari di Sfp, con immediato effetto liberatorio per Cmc. «La società ha piena fiducia nelle importanti misure contenute nel piano concordatario – aggiungono dai vertici della cooperativa ravennate – ritenendo che la soluzione stand alone sia, ad oggi, la più coerente con l’attuale base sociale. In questa ottica, si comunica altresì che Cmc ha avviato una fase di riorganizzazione interna, volta ad efficentare e rilanciare le attività industriali di lungo periodo. Ne consegue pertanto che ogni ipotesi circolata in questi giorni sui media circa un coinvolgimento sotto varie forme al Progetto Italia – precisano da via Trieste – è in realtà destituita di ogni fondamento».