I valori e i principi della cooperazione, nel corso degli anni, hanno permesso una crescita basata sull’equità e sullo sviluppo delle comunità. Tuttavia, le attuali contraddizioni sociali che si riflettono anche sulle nostre basi sociali fanno emergere il bisogno di un Neomutualismo. È necessario progettare nuove forme di tutela e sviluppo, per rafforzare il senso di appartenenza e di fiducia e rendere la cooperativa un luogo attraente e sicuro. Tutto ciò anche in relazione al tema dell’economia sociale.
I nostri patti mutualistici, la nostra base sociale e lavorativa, conferitori, artigiani, consumatori, sono il nostro grande patrimonio da valorizzare.
Anche di fronte alle nuove sfide imposte dalle direttive europee in materia di economia sociale, dobbiamo pensare a una nuova mutualità, più forte, in una logica intercooperativa, per intervenire anche su situazioni di lavoro povero presente anche da noi.
Dobbiamo usare gli strumenti del welfare aziendale e di quello culturale, la leva dei ristorni e nuovi strumenti da sperimentare, a partire da possibili Fondi intercooperativi.
Occorre una mappatura dell’utilizzo degli strumenti di welfare aziendale tra le nostre imprese, per supportarle verso un miglior uso possibile di tale strumento, prevendendo anche la formazione interna, che potrà anche essere usata per contenere gli effetti del “digital divide”.