Una storia di lotta per l’uguaglianza e la democrazia
La cooperazione nasce come uno strumento di organizzazione, autonomia e conquista di diritti da parte di lavoratori e persone che vogliono essere protagonisti del loro tempo. E che credono nell’opportunità di un vivere civile che si condensa intorno ai valori dell’uguaglianza, della solidarietà, dell’equità.
Riscatto sociale, lavoro e diritti
La cooperazione è nata per fornire risposte agli strati più fragili della popolazione attraverso la loro autorganizzazione. Le prime esperienze cooperative in Emilia-Romagna hanno coinvolto i braccianti, le cui condizioni di vita erano miserabili. Sono stati esposti alla stagionalità dei lavori e alla forza di ricatto dei latifondisti agrari, gli stessi che, per piegare con la violenza le lotte bracciantili, sostennero il fascismo.
Le Cooperative, forza democratica e repubblicana
Dopo il tragico ventennio fascista, le cooperative rinacquero libere e vennero riconosciute nell’articolo 45 della Costituzione: “La Repubblica riconosce la funzione sociale della cooperazione a carattere di mutualità e senza fini di speculazione privata. La legge ne promuove e favorisce l’incremento con i mezzi più idonei e ne assicura, con gli opportuni controlli, il carattere e le finalità.”
Il modello cooperativo. Solidità economica, crescita e futuro
Da allora la cooperazione italiana è cresciuta dando vita a imprese leader a livello nazionale e internazionale, condividendo i valori fondativi e promuovendo la partecipazione di soci e socie. Garantisce lavoro di qualità e sicuro, perseguendo uno sviluppo socialmente ed ecologicamente sostenibile, migliorando il benessere delle comunità di insediamento.
Una storia emiliano-romagnola.
La cooperazione nasce e cresce qui
L’Emilia-Romagna è considerata la patria della cooperazione italiana, un punto di riferimento per la cooperazione in Europa e nel mondo.
È la regione in cui maggiore è l’incidenza degli occupati nelle cooperative sulla popolazione complessiva.
dell’economia regionale
delle associate a Legacoop nazionale
del fatturato nazionale cooperativo
Le origini
Come nel resto d’Italia e d’Europa, anche in Emilia-Romagna le prime cooperative si sono sviluppate nella seconda metà dell’Ottocento. Nel 1886 nasceva a Milano la “Federazione Nazionale delle Cooperative” che nel 1892, al congresso di Sampierdarena, assunse il nome di Lega Nazionale delle Cooperative (poi Legacoop).
A unità nazionale appena raggiunta e con un processo di industrializzazione e di sviluppo economico che richiamava nelle città braccianti analfabeti senza terra e senza occupazione, nascevano le prime cooperative di lavoro a Ravenna, a Budrio, a Bertinoro, a Forlì, a Meldola. A Reggio Emilia e a Imola si costituivano cooperative di consumo, mentre in tutta la regione si sviluppavano le banche popolari e le casse rurali.
Per la prima metà del Novecento, con la forzata parentesi della odiosa dittatura fascista, la cooperazione emiliano-romagnola ha continuato a strutturarsi sempre più come sistema economico definito, con tappe segnate da importanti interventi legislativi e, soprattutto, con la capacità di seguire i profondi cambiamenti sociali e industriali della regione e del Paese.
Il secondo dopoguerra
Fra il 1945 e il 1962 il movimento cooperativo rinacque. Decollavano le cooperative che erano sopravvissute durante il fascismo, si ricostituivano cooperative disciolte e ne nascevano di nuove.
A opera di 14 gruppi di acquisto, cui aderivano 420 soci, nel 1962 venne costituito a Bologna il Consorzio Nazionale Dettaglianti (CONAD) con lo scopo di organizzare in comune i rifornimenti e gli acquisti di generi alimentari, bevande e beni di consumo.
Nello stesso anno nasceva a Reggio Emilia Coop 1, primo grande magazzino cooperativo italiano, il cui logo venne disegnato dal grande grafico Albe Steiner.
A Bologna iniziava anche l’attività di Unipol: in pochi anni la compagnia assicurativa si sarebbe estesa dalla regione a tutto il territorio nazionale.
Gli anni del boom economico
Gli anni Sessanta e Settanta segnarono il passaggio verso una configurazione più matura del movimento. Si affermò il modello di una cooperazione collegata ad una rapida maturazione della società civile che necessitava di risposte a bisogni nuovi.
Le cooperative di Legacoop dimostravano di saper guardare oltre la “soglia della loro bottega”, contribuendo a risolvere questioni di valore generale: l’occupazione, con forme di solidarietà interaziendale nei momenti di crisi; lo sviluppo delle aree agricole attraverso la creazione di aziende moderne; la difesa del potere d’acquisto dei lavoratori con l’espansione e la razionalizzazione del sistema distributivo.
Per rispondere alle nuove esigenze dell’evoluzione produttiva e tecnologica, nel 1970 venne costituito il Comitato Emiliano-Romagnolo della Lega delle Cooperative, con sede a Bologna, il cui compito principale era la rappresentanza degli interessi delle imprese associate, il coordinamento e la direzione delle strutture provinciali e settoriali.
Verso il terzo millennio - Anni 80
Negli anni Ottanta le grandi trasformazioni del sistema produttivo portarono le imprese aderenti alla Lega delle Cooperative ad affrontare il mercato e la concorrenza in modo deciso per non essere spinte ai margini del sistema economico. Ne derivarono: la necessità di consolidare i processi di autonomia dalle forze politiche, accentuare e valorizzare le interconnessioni funzionali tra le imprese; l’ampliamento dell’orizzonte oltre i confini nazionali e oltre i canali tradizionali dell’interscambio cooperativo; l’esigenza di attrezzarsi modernamente sul piano del management, della tecnologia e della finanza; la necessità di un serio adeguamento della legislazione cooperativa. Il tutto senza perdere di vista i valori costituenti della cooperazione: la solidarietà e la mutualità. Nel 1987 si tenne a Modena il congresso regionale di Legacoop che denominò l’organizzazione regionale Lega dell’Emilia-Romagna e attribuì, oltre ai tradizionali compiti di rappresentanza, direzione e coordinamento anche quelli nuovi di predisposizione di strategie imprenditoriali di sistema, per consentire un ulteriore sviluppo dell’impresa cooperativa nell’economia di mercato.
Verso il terzo millennio - Anni 90
Gli anni Novanta hanno visto la Lega delle Cooperative dell’Emilia-Romagna impegnata a rilanciare la presenza della cooperazione nella società regionale per svolgere un ruolo nell’economia che non guarda solamente al profitto, ma che vuole offrire a tutti l’opportunità di realizzare la propria esistenza nel modo più completo.
Questo impegno fu accompagnato da una importante azione legislativa da parte della Regione Emilia-Romagna che il 23 marzo del 1990 emanò la Legge Regionale n. 22 con cui disciplina gli interventi volti alla promozione, allo sviluppo e alla qualificazione dell’impresa cooperativa.
Questa legge, che ha portato molti benefici alla cooperazione, fu profondamente modificata dall’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna il 31 maggio 2006.
Dagli anni zero alla crisi di oggi
Il passaggio di secolo ha trovato la cooperazione saldamente collocata sul mercato nazionale ed estero con una buona capacità competitiva e una efficiente rete di strumenti finanziari. Agli inizi del 2000 la cooperazione emiliano-romagnola riuscì a collegare la sfida della modernizzazione delle imprese e della globalizzazione con il recupero dei principi fondativi della cooperazione – come la solidarietà e la centralità del socio – consentendo a classi e ceti che altrimenti ne sarebbero stati esclusi di accedere all’esperienza dell’impresa, di produrre reddito, occupazione e solidarietà, tre aspetti inscindibili del progresso economico e sociale. Negli ultimi due Congressi (2007 e 2011) Legacoop Emilia-Romagna ha continuato a operare sugli assi centrali dello sviluppo economico e sociale, promuovendo anche temi trasversali, cruciali per la competitività delle proprie imprese, come il ricambio generazionale e la valorizzazione del capitale femminile. La crisi economica di questi ultimi anni— che ha colpito duramente anche le imprese cooperative dell’Emilia-Romagna— ha in parte ridefinito le politiche dell’Associazione, portando l’intero movimento a cercare strade per difendere l’esistenza delle imprese e l’occupazione e a interrogarsi con più forza che mai sulla possibilità di rispondere ai bisogni di una società in rapida e inevitabile trasformazione.
ANNI 10: COMUNITÀ, TERRITORI, SOSTENIBILITÀ
Nel secondo decennio del nuovo secolo, l’attività dell’associazione a supporto delle cooperative si è focalizzata su alcune linee strategiche, coerenti con i nuovi bisogni emergenti nella società e con i valori della cooperazione. Cooperative di comunità per le aree interne che si spopolano e hanno meno accesso ai servizi, attenzione e responsabilità nei confronti dei territori in cui le cooperative operano e di cui sono parte perchè ne sono parte i soci: il legame tra cooperative e territori è un dato di fatto, elemento fondante della cooperazione. In questi anni le cooperative hanno assunto con sempre maggiore forza il paradigma della sostenibilità nel loro processo di sviluppo e crescita. Sostenibilità declinata in tutti gli aspetti ESG: qualità del lavoro, sostenibilità ambientale, sostenibilità economica. In questi anni, in cui Legacoop Emilia-Romagna ha sostenuto processi di riorganizzazione (nel consumo) e di ristrutturazione per le crisi in alcuni settori specifici (edilizia e costruzioni), la magnitudo della cooperazione sul territorio è cresciuta, si è allargato l’ambito di attività, si è qualificato ulteriormente il rapporto di lavoro con i soci e con i dipendenti.
ANNI 20: DALLA PANDEMIA ALLE TRANSIZIONI
Gli anni 20 si sono aperti con la pandemia da Covid 19, una situazione inedita per la società e le imprese. In quella fase di grande difficoltà le cooperative sono state in campo per garantire i servizi essenziali alle comunità e garantire la catena degli approvvigionamenti: trasporti, servizi socioassistenziali e servizi per l’infanzia, cleaning negli ospedali e nella sanità. Uno sforzo straordinario che ha richiesto l’implementazione di un’organizzazione straordinaria, che ha trovato il supporto di Legacoop Emilia- Romagna in tutta la fase emergenziale e post. Gli anni 20 sono stati quelli in cui si è resa evidente la crisi climatica sul territorio, con le ripetute alluvioni che hanno devastato la Romagna, parti del territorio di Bologna. Emblema dell’impegno cooperativo è la decisione della cooperativa Cab Terra di far allagare i propri terreni per “salvare” la città di Ravenna.
Legacoop Emilia-Romagna ha rafforzato il proprio ruolo di promotore dell’economia sociale, supportando progetti e iniziative che coniugano crescita economica e inclusione sociale, come il sostegno a cooperative che operano nei settori della cura alla persona, dell’integrazione lavorativa per soggetti fragili e della rigenerazione urbana con un focus sulla coesione comunitaria. Questo impegno si traduce nel promuovere modelli imprenditoriali che combinano sostenibilità economica e valore sociale, rispondendo ai bisogni delle comunità e favorendo lo sviluppo di una società più equa e inclusiva.
I Valori della Cooperazione
- Auto Aiuto
- Auto-responsabilità
- Democrazia
- Uguaglianza
- Equità
- Solidarietà
I Principi del Movimento cooperativo internazionale
1. Adesione libera e volontaria
Le cooperative sono organizzate volontarie aperte a tutte le persone in grado di utilizzarne i servizi offerti e desiderose di accettare le responsabilità connesse all’adesione, senza alcuna discriminazione sessuale, sociale, razziale, politica o religiosa.
2. Controllo democratico da parte dei Soci
Le cooperative sono organizzazioni democratiche, controllate dai propri soci che partecipano attivamente alla definizione delle politiche e all’assunzione delle relative decisioni. Gli uomini e le donne eletti come rappresentanti sono responsabili nei confronti dei soci. Nelle cooperative di primo grado, i soci hanno gli stesso diritti di voto (una testa, un voto), e anche le cooperative di altro grado sono ugualmente organizzate in modo democratico.
3. Partecipazione economica dei Soci
I soci contribuiscono equamente al capitale delle proprie cooperative e lo controllano democraticamente. Almeno una parte di questo capitale è, di norma, proprietà comune della cooperativa. I soci, di norma, percepiscono un compenso limitato sul capitale sottoscritto come condizione per l’adesione. I soci destinano gli utili ad alcuni o a tutti gli scopi: sviluppo della cooperativa, possibilmente creando delle riserve, parte delle quali almeno dovrebbero essere indivisibili; erogazione di benefici per i soci in proporzione alle loro transazionicon la cooperativa stessa, e sostegno ad altre attività approvate dalla base sociale.
4. Autonomia e indipendenza
Le cooperative sono organizzazioni autonome, di mutua assistenza, controllate dai soci. Nel caso in cui esse sottoscrivano accordi con altre organizzazioni (incluso i governi) o ottengano capitale da fonti esterne, le cooperative sono tenute ad assicurare sempre il controllo democratico da parte dei soci e mantenere l’autonomia della cooperativa stessa.
5. Educazione, formazione e informazione
Le cooperative s’impegnano ad educare ed a formare i propri soci, i rappresentanti eletti, i managers e il personale, in modo che questi siano in grado di contribuire con efficienza allo sviluppo delle proprie società cooperative. Le cooperative devono attuare campagne di informazione allo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica, particolarmente i giovani e gli opinionisti di maggiore fama, sulla natura e i benefici della cooperazione
6. Cooperazione tra cooperative
Le cooperative servono i propri soci nel modo più efficiente e rafforzano il movimento cooperativo lavorando insieme, attraverso le strutture locali e nazionali, regionali ed internazionali
7. Impegno verso la collettività
Le cooperative lavorano per uno sviluppo durevole e sostenibile delle proprie comunità attraverso politiche approvate dai propri soci
Una storia avvincente carica di futuro
I podcast della cooperazione